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Gente Spaesata

GENTE SPAESATA

 Omaggio a Cesare Pavese

Voce recitante Marina Coli, fisarmonica Lorenzo Munari

 

Lo spettacolo, che si avvale della lettura recitata di Marina Coli e delle musiche per fisarmonica del maestro Lorenzo Munari, vede la rappresentazione di una selezione di brani tratti dall’opera “Lavorare Stanca” dello scrittore piemontese.

Verranno presentate ben 24 poesie dell’edizione del 1943 (da La notte a Paesaggi, da Gente che non capisce a Lavorare stanca) e le tre poesie del 1940, dedicate a Fernanda Pivano (Mattino, Estate, Notturno), è la parola ad essere vera protagonista: Marina cerca di estrapolarne il significato, di elevarne il ritmo, il tono e portarla nella sua forma più pura, quella veste poetica che rende quest’opera di Pavese uno dei testamenti alla profondità dell’amore e incapacità di vivere.

Lo spettacolo subisce la forte suggestione dell’intreccio tra musiche e parole, le ritmiche sapienti di Munari intervengono direttamente nella lettura, enfatizzando e rilevando i sentimenti del recitato. Le immagini della melodia intervengono e influiscono sul testo, obbligando ad un connubbio tra parola e suono che enfatizza l’opera di Pavese.

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, Cuneo 9 settembre 1908 – Torino 27 agosto 1950) è uno fra i principali scrittori italiani del Novecento. Morì suicida a quarantadue anni di età. Importante fu l’opera di Pavese scrittore, traduttore e critico: oltre all’Antologia americana curata da Elio Vittorini, comprenderà la traduzione di classici della letteratura da Moby Dick di Melville, nel 1932, ad opere di Dos Passos, Faulkner, Defoe, Joyce e Dickens. La prima edizione di Lavorare stanca uscì all’inizio del 1936. In seguito Pavese tornò sulla sua raccolta poetica, la arricchì di nuove liriche, recuperò tre di quelle censurate nella stampa precedente (Il dio-caprone, Balletto, Paternità), ne tolse sei che invece lì comparivano, rielaborando l’ordine e la struttura del volume. In «Appendice» vi pubblicò due pezzi teorici: Il mestiere di poeta, del 1934, e A proposito di certe poesie non ancora scritte, del 1940. L’opera, nell’edizione del 1943, risulta divisa in sezioni, i cui titoli sono quelli di alcune liriche lì comprese: Antenati, Dopo, Città in campagna, Maternità, Legna verde, Paternità. In piena cultura ermetica Pavese imboccò la via della poesia – racconto (ritmi narrativi, toni del parlato, osterie, città etc.) e teorizzò una poesia che si risolve in immagini. Poesia – racconto e poesia – immagine coesistono in Lavorare stanca, opera in cui sono già presenti i topoi pavesiani: solitudine come condanna esistenziale, incapacità di dialogo, vagheggiamento della donna, campagna come mito da cui originano le prime impressioni e l’identità dell’individuo, la figura dell’espatriato che torna al luogo di origine, cercando la propria infanzia, alla ricerca della propria identità.

Musiche originali: Lorenzo Munari

 

 

 

 

 

 

 

 

Gente Spaesata

Omaggio a Cesare Pavese.

 

I mari del sud è anche cronologicamente la prima delle poesie di Lavorare stanca . Punto di partenza che in seguito la poesia di Pavese si lascia alle spalle per inoltrarsi in più segrete rive. Ma I mari del sud è anche un punto d’arrivo. Lo precedono decine forse centinaia di poesie ripudiate, che Pavese leggeva agli amici nei caffè di via Po, nelle osterie di collina, nello studio dell’amico pittore. C’era in quella poesia, e ci sarà nell’intero libro, un’oggettivazione narrativa, nella quale la poesia si popolava di personaggi, paesi e figure: poesia di dimensione epica. Certo modelli recenti di una poesia oggettivamente narrativa, ricca di personaggi e di racconti, Pavese poteva averne scoperti in quella letteratura americana da lui già compiutamente esplorata, ma che allora non gli era permesso comunicare e diffondere interamente : L’Antologia di Spoon River ad esempio. In un tono epico narrativo, aperto dunque alle suggestioni della letteratura nordamericana ma anche memore di un’autoctona tradizione, rivive l’avventura dell’adolescente che orgoglioso della sua campagna immagina consimile la città, ma vi trova la solitudine e vi rimedia col sesso e la passione che servono soltanto a sradicarlo e a gettarlo lontano da campagna e città.

Pavese si preparò all’idea che condizione di ogni slancio di poesia, comunque alto, è sempre un attento riferimento alle esigenze etiche e naturalmente anche pratiche dell’ambiente che si vive. I mari del sud è dunque il primo tentativo di poesia racconto e giustifica questo duplice termine in quanto oggettivo sviluppo di casi sobriamente e quindi fantasticamente esposto. Lo stile oggettivo ambito da Pavese si accompagna a un certo piglio sentimentale di cui l’autore quasi si compiace.

La sua composizione vuole esse una “poesia – racconto” che, messa al bando ogni immagine retoricamente intesa, ogni compromissione con la musica e il canto, ogni narcisistica condiscendenza verso il proprio io, deve raggiungere l’evidenza fantastica attraverso l’espressione essenziale; una poesia “chiara, semplice, oggettiva”, polemicamente contrapposta alle astrazioni degli ermetici.

Lavorare stanca è la patria dei vent’anni di Pavese e della sua generazione. Le colline, la città, “Le case in costruzione” della periferia, le vigne, la “Città in campagna”, le strade percorse da macchine silenziose, i barconi dei sabbiatori sul Po, i meccanici, i carrettieri, i camionisti: questo era il nuovo mondo che voleva trovare la gioventù intellettuale di quel tempo.

In questo libro incontriamo spesso anche l’elemento femminile, ovvero la donna e le donne, in rapporto con il paesaggio, in un gioco di illusori e scambievoli riflessi: la collina, il campo del mare, il cielo, la larga pianura. Troviamo poesie nel capitolo “Dopo” che hanno in comune il motivo amoroso o sessuale, composto in un tono di contemplazione e malinconia.

In “Città e campagna”, poi, un altro dei capitoli del libro, vi sono compenetrazioni di motivi cittadini e motivi campestri, motivi sul tema della solitudine e delle esclusioni, motivi attinenti all’esperienza avventurosa e conoscitiva del ragazzo.

In “Maternità” spiccano poesie che differiscono dal gruppo “Dopo” per la rabbia sessuale e per il senso carnale della generazione dei figli. Motivo molto profondo in Pavese.

“Legna verde”, invece, comprende poesie in cui l’esperienza di vita è raggiunta attraverso la politica. Le poesie alludono con chiarezza alle lotte operaie, al terrore dei tempi dello squadrismo, alla prigione.

Altre due poesie alludono all’esperienza diretta di carcerato e di confinato.

In “Paternità” domina il motivo lirico dell’esilio e della nostalgia.

In “Antenati” i motivi sono di origine agricolo-ancestrale.

 

 

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